Certe volte i libri ci capitano nei modi più impensati, come nel caso di Corso Trieste. Non sei uno che guarda le serie, ma perché le priorità contingenti sono altre, non perché non ti appassionerebbero, e per lo stesso motivo non segui troppo la musica. Mettici pure il pregiudizio per il
rap, che certe volte sembra la versione musicale dello straparlare nei social, e certo le possibilità di scoprire qualcosa che sembra aspettarti da decenni sono poche.
Infine ti arriva davanti un cortocircuito, un cantante che pensavi avesse talento solo per la rappresentazione «ridicola», macchiettistica e degradata del romano, con l’aggravante del successo, mette un titolo che si chiama «lode a Dio», ed è una canzone che parla all’anima vera di Roma, dove le borgate vengono evocate nel cuore. Ecco allora un’altra canzone, altro luogo, villa Ada, evocativo ancor di più, e altri ricordi, e poi quel nome che sa di fratello.
Il percorso di Fabio Zanello
Lo vado a cercare su Google, Fabio Zanello, studioso di spiritualità, ha approfondito autori come René Guenon, Ananda C. Coomaraswamy e Titus Burckhardt. No vabbè, a parte il primo, gli altri sono di nicchia proprio, pensavo appannaggio solo dei tradizionalisti (ma il discorso sarebbe lungo). E qui i fili si intrecciano vertiginosamente, l’autobiografia gioca un ruolo forte e non posso resistere dal leggere Corso Trieste.
Altro nome troppo evocativo, la storia di due generazioni che hanno preparato la mia, insomma un cavolo di album. Di famiglia? No, boh, ma di quartiere, di quadrante, di qualcosa che ha a che fare con i luoghi, che Roma non è solo toponomastica.
C’è una parte di Roma che si dia il «caso» coincida con i luoghi in cui vivo e ho vissuto, che è un po’ un triangolo delle Bermuda. Catalizzare in Corso Trieste il nodo da cui si dipanano i fili delle storie, che sono destini, è frutto del lavoro del cesellatore Tommaso Zanello (per tutti «er Piotta»).
Al Liceo Giulio Cesare
Una scuola, il Giulio Cesare, che è un po’ l’archetipo di tutte, diventa luogo di formazione, magnete di eventi epocali.
L’uccisione di Serpico come non l’avevo mai letta, la storia degli «anni di piombo», dagli occhi ingenui schierati, ma non ideologizzati, di un protagonista. La corrosione della droga, qual mostro che difficilmente si riesce a vedere così, negli occhi. Un racconto tossico, crudo, senza fare della droga il protagonista.
Ecco, per la prima volta ho sentito quel ricambio generazionale, quella trasmissione, che ti permette di capire un passaggio storico ancora oggi non compreso.
Il rap di Er Piotta
E qui entra in scena Tommaso e quella passione per la musica Rap che non può non travolgere. Elabora quello che c’è stato prima, individua le cause nella polarizzazione nei salotti delle famiglie, a cena di fronte agli accadimenti ripresi al telegiornale, assopita, poi, solo per i grandi, dalla tv intrattenimento.
Un tema attuale, peraltro, avendo oggi l’amplificazione social che potenzia esponenzialmente la nostra bolla.
Ma stiamo parlando di un’altra epoca e bisogna prendere l’insegnamento: le scelte ideologiche non possono essere definitive, devono essere viste come frutto di contingenze pregresse, riflesso, anche grossolano, di esempi, ma soprattutto, comunque, parte di un percorso. Perché l’uomo, per sua natura viator (magari passando per piazza Sempione e Corso Trieste), deve essere, sempre, in cerca.
Armando Mantuano

Fabio Zanello, Tommaso ‘Piotta’ Zanello
Corso Trieste
La nave di Teseo, pp.256