Magnifica Humanitas è la prima Enciclica di Papa Leone XIV, quella che introduce il suo Pontificato, che da una direzione alla sua pastorale.
Il documento non può che ripercorrere cosa sia e come si sia sviluppata la dottrina sociale della Chiesa e cosa rappresenti nel mondo moderno.
La premessa riguarda come la Chiesa abiti il mondo e la legittimità di una sua esortazione capace di leggere in profondità la realtà attuale. A pochi giorni dall’avvertimento dell’Amministrazione Usa di non interessarsi delle questioni politiche (nello specifico belliche), il Papa risponde formalmente.
Una Chiesa distinta ma non distante
«La Chiesa è segno di unità della famiglia umana, nessuno può esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza esprimerci».
La Chiesa cammina con l’uomo e offre una risposta alle sue domande leggendo in profondità la realtà. Con uno slogan si potrebbe dire che la Chiesa è autonoma, distinta dalla realtà politica con cui l’uomo si dà delle regole, ma non distante dall’umanità.
Il confronto con l’intelligenza artificiale ci interroga in profondità su cosa sia l’uomo, sulla sua identità ontologica.
Questa è insieme una sfida e una necessità che stimola l’umanità a promuovere al massimo le conquiste sociali del suo cammino storico.
Cos’è l’uomo
«Il senso più acuto della dignità della persona umana e della sua unicità costituisce certamente un’acquisizione positiva della cultura moderna». Di fronte a questo cammino della coscienza che sta incontrando tanti inciampi dovuti al primato della logica dell’efficienza su quello dell’essere, servono parole chiare che individuino i caratteri dell’«intelligenza» meccanica.
Questa più che costruita, è «coltivata», ed «imita» alcune funzioni dell’intelligenza umana, «superandola anche per velocità e ampiezza di calcolo».
Tuttavia le macchine «non vivono un esperienza non possiedono un corpo, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno cosa sia amore, lavoro, amicizia, responsabilità, non giudicano il bene e il male. Possono imitare linguaggi, comportamenti, simulare empatia, ma non capiscono ciò che producono perché non abitano l’orizzonte affettivo spirituale e relazionale in cui l’umanità diventa sapiente».
Eppure sembra che l’uomo imiti la macchina cercando sempre più di deresponsabilizzarsi, di alienarsi da un mondo dove si perdono le connessioni reali. In questo quadro l’imitazione meccanica può sembrare più vera di un’umanità che sembra perdere se stessa.
Una potenza senza limiti
Agenti privati che possono orientare la rappresentazione della realtà, che possono presumere di predire e controllare i comportamenti, che consentono pianificazioni e esecuzioni belliche, eliminando la catena di comando (che è anche verifica), in un tempo che non consente difese, impressiona e suscita timore. In questo quadro le istituzioni internazionali che frenano sono viste come limitanti il dispiegarsi della potenza, quando invece sono unica garanzia di un progresso che tenga insieme etica e tecnica, ossia strumenti e capacità di governarli.
Il Papa qui ci va duro, i riferimenti non sono nemmeno tanto velati.
Non siamo al banale discorsetto sulle fake news, ma alla riflessione tra verità e democrazia, di rendere le notizie sempre più verificabili, trasparenti, senza controlli centralizzati, promuovendo la responsabilità argomentativa. La verità dei fatti possiede infatti una dimensione anche relazionale che si costruisce attraverso legami di fiducia e pratiche condivise.
Questo discorso anticipa il finale che andrebbe letto e riletto.
In una retorica bellicista, le narrazioni semplificanti, l’argomentare selettivo ci imprigionano nelle logiche amico-nemico, ossia nella paura.
Restiamo umani
Anche se i problemi evocati sembrano insormontabili e si potrebbe cedere all’irrilevanza, il Papa, citando Tolkien, ci indica una strada alla portata di tutti. Ognuno di noi può fare la differenza non rimanendo inerte, specialmente di fronte alle barbarie sui civili inermi. Esiste infatti un sano realismo che analizza le dinamiche e i rapporti di forza per trovare spazi di dialogo, di promozione di un’etica condivisa.
Un realismo lontano dalla logica del riarmo, che non può essere confuso con quel pacifismo ingenuo, prima vittima della retorica bellica, ma nemmeno con quell’idealismo politico che «per salvare la propria visione del mondo, seleziona i fatti, li piega, li rinomina e finisce per abitare una realtà costruita a misura delle proprie convinzioni».
Infatti, come dice Gandalf nel Signore degli Anelli: «Il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo».
Armando Mantuano

Leone XIV
Magnifica Humanitas
Libreria Editrice Vaticana, pp.240