Dopo una sua apparizione nel programma Mediaset 4 di Sera, il nuovo libro di Carlo Cottarelli, L’economia facile. Risposte semplici per capire il mondo, è diventato il caso editoriale del momento. Ma si tratta davvero della guida definitiva che ci serve per navigare tra inflazione e riforme del 2026 o è solo un esercizio di ottimismo tecnico?
Il libro non è una lezione accademica, ma un tentativo di alfabetizzazione di massa strutturato su 70 quesiti che spaziano dal costo della benzina ai misteri del debito pubblico.
Il pregio indubbio: Carlo Cottarelli ha il dono della sintesi chirurgica. Riesce a smontare la complessità della macroeconomia senza mai risultare paternalista. Spiegare l’inflazione o il funzionamento del Pnrr come se si trovasse al bancone di un bar è un’operazione di democrazia intellettuale preziosa, utile a disarmare i populismi che prosperano sull’ignoranza dei dati.
Perché i salari sono bassi?
Uno dei punti più caldi affrontati dall’economista riguarda la stagnazione degli stipendi in Italia. La sua analisi si concentra sulla produttività e sul gap tecnologico, offrendo risposte chiare a chi si chiede perché, nonostante il lavoro, il potere d’acquisto non cresca.
Il rovescio della medaglia
La natura di «tecnico puro» dell’autore rappresenta tuttavia anche un limite del libro. Cottarelli descrive l’economia come una macchina da regolare con precisione, ma a volte sembra dimenticare che quella macchina è guidata da persone, emozioni e ideologie. Chi cerca una critica al modello di sviluppo attuale potrebbe trovare le sue risposte un po’ troppo «algide» e ancorate a una visione meramente istituzionale.
In conclusione: L’economia facile è un manuale di autodifesa indispensabile. Non risponde a tutte le domande sul futuro, ma ci insegna a porre quelle giuste. È un libro da leggere con la matita in mano: per imparare le regole del gioco, pur sapendo che, per cambiare il gioco, la sola economia potrebbe non bastare.
Vladimiro Ciferri

Carlo Cottarelli
L’economia facile
Solferino, pp.256