Nel libro Medi@evo. L’Età di mezzo nei media italiani, uscito nel 2024 per Salerno Editrice, il giornalista e saggista Marco Brando si era occupato delle metafore storiche utilizzate nei media per associare una connotazione negativa alle più svariate notizie di attualità.
Espressioni e soprattutto titoli come «Ritorno al Medioevo», «ai secoli bui», alla «caccia alle streghe», «all’inquisizione» vengono spesso utilizzate per far scattare meccanismi mentali capaci di fare inquadrare in un contesto precostituito ciò che si sta leggendo o ascoltando.
In tal modo — evidenzia Marco Brando — si trasmettono «sensazioni allarmistiche, ansiogene, legate, per esempio, al timore di caos imminente pericolo, disordine, oppressione, violenza, regressione, repressione, illegalità, arretratezza, miseria, sopraffazione, blackout, collasso della civiltà».
Nel suo nuovo lavoro, Non c’è #storia, l’autore torna sui luoghi comuni legati al Medioevo allargando il discorso ad altri cliché storici utilizzati dai media italiani, come Preistoria e Far West, e aggiungendo le sue considerazioni sulla percezione pubblica della Storia e la didattica.
L’utilizzo degli stereotipi storici applicati all’attualità rappresentano una scorciatoia che permette ai giornalisti di incasellare un’informazione senza fare lo sforzo di elaborare un pensiero degno di questo nome. Sono, scrive Marco Brando, «una seducente promessa di semplicità in un mondo complicato».
In pratica sono una scialuppa di salvataggio nella tempestosa marea di notizie da veicolare nel flusso continuo dell’odierna informazione, utilizzata in primo luogo dagli operatori dei media tradizionali, carta stampata e radio-tv, e ora amplificata dalla marea di notizie veicolate sulle piattaforme dei social media.
L’eredità del positivismo illuminista
Ci interessa soprattutto la parte dedicata al Medioevo, verso la quale sopravvivono i luoghi comuni ereditati dal positivismo illuminista e consolidati dai fautori delle «magnifiche sorti e progressive» ma completamente smentiti dalla storiografia moderna.
Un’avversione che potremmo definire «ideologica» rafforzata nell’usuale improprio collegamento al periodo medievale della caccia alle streghe e della pervasività dell’inquisizione.
In realtà, se pur esistenti in epoca medievale, tali fenomeni divennero significativi soltanto in epoca Moderna, ovvero nel periodo di storia successivo al Medioevo che si fa convenzionalmente iniziare nel 1492 con la scoperta dell’America.
La conseguenza dell’uso continuato di metafore storiche stereotipate è la compromissione della capacità del lettore o dell’ascoltatore medio di sviluppare un pensiero critico e di comprendere questioni complesse.
Interessanti sono le parti di Non c’è #storia dedicate alla Preistoria e al Far West. Poco convincenti ci appaiono invece le considerazioni generali sulla storia e la didattica contenute negli ultimi capitoli, a cominciare dalla critica della modifica dei programmi scolastici, miranti al recupero dello studio della storia, contenute nelle Nuove Indicazioni varate nel 2025 dal Ministero per l’Istruzione e del Merito.
Vincenzo Fratta

Marco Brando
Non c’è #storia
Salerno Ed, pp.192