Il 22 ottobre 2022 Giorgia Meloni è diventata la prima donna presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. Dal 4 settembre 2026 il suo governo sarà il più longevo della storia repubblicana, superando il precedente record di durata.
Nei sondaggi l’indice di gradimento di Giorgia Meloni è rimasto alto e stabile per tutti i quattro anni, a differenza del calo di popolarità dopo il periodo iniziale registrato dai suoi predecessori, che non erano sfuggiti al fenomeno definito dai politologi «fine della luna di miele».
In Italia la premier è nettamente il politico con la maggiore presenza complessiva sui social media, uno dei leader politici europei più forti in assoluto e, considerando la dimensione dell’Italia, uno dei casi di maggiore successo social al mondo. Su Instagram Giorgia Meloni è al primo posto in Europa davanti ad Emmanuel Macron.
Ad agosto, i numeri dei suoi account, tutti in costante e rapida crescita, registrano 8,1 milioni di follower su Instagram, circa 12 milioni su Facebook, 4,2 su TikTok e 3,8 su X.
Il merito è naturalmente della qualità della leader di Fratelli d’Italia, che possiamo sintetizzare con competenza, impegno, simpatia e rilancio del ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo.
Una comunicazione «Senza maschera»
Per quanto riguarda la presenza social, Giorgia Meloni ha aggiunto una strategia comunicativa specifica, affidata al giovane professionista Tommaso Longobardi e alla sua squadra.
Tommaso Longobardi racconta la sua esperienza di social master della presidente del Consiglio, nel libro Senza maschera, edito da Guerini e Associati.
I social media, scrive Giorgia Meloni nella prefazione a Senza maschera, rappresentano oggi «uno dei principali strumenti di comunicazione tra un politico e le persone, perché hanno abbattuto filtri, gerarchie e distanze che un tempo sembrava insuperabili. Consentono di arrivare in presa diretta a milioni di cittadini, di rispondere senza intermediazioni, di raccontare con immediatezza. Ma proprio per questo vanno maneggiati con cura: non devono trasformarsi in un palcoscenico artificiale, bensì in un canale di verità, di coerenza, di rapporto diretto».
Compresa questa premessa è cominciato il lavoro di Tommaso Longobardi: «Non si trattava semplicemente di alzare l’asticella dei numeri social, ma di costruire un’identità pubblica più riconoscibile, capace di parlare a persone che fino a quel momento si sentivano fuori dai radar della politica tradizionale e, in molti casi, anche da quelli della comunicazione digitale più forte di allora. Una comunicazione che non fosse omologata, che non copiasse modelli già visti, ma che si fondasse sulla forza della coerenza, della ripetizione, della chiarezza, anche a costo di sembrare meno brillante, meno ‘alla moda’, meno pronta a stupire a tuti i costi».
La leadership di Giorgia Meloni
Grazie al rapporto umano e professionale iniziato nel 2018 con la leader di Fratelli d’Italia e proseguito poi con la presidente del Consiglio, Tommaso Longobardi ha compreso che Giorgia Meloni non chiedeva di costruire un personaggio e tantomeno ne aveva bisogno. Quello che serviva «era togliere filtri al suo racconto, mostrare ciò che spesso veniva nascosto, schiacciato o distorto: la sua umanità, la sua veracità, il suo modo diretto di stare nello spazio pubblico».
La comunicazione digitale illustrata in Senza Maschera non è stata il luogo dove inventare Giorgia Meloni ma il luogo in cui la sua autenticità ha trovato forma, ritmo, linguaggio, e continuità. «È servita — spiega Tommaso Longobardi — a tradurre nel mondo dei social una leadership che esisteva già nella realtà: nelle piazze, nei mercati, nei dibattiti, nei rapporti umani, nella capacità di farsi capire se a troppi filtri. Non ha creato una finzione più efficace. Ha reso più visibile, su scala più ampia, qualcosa che c’era già».
Nel libro sono raccontate la forza delle dirette, l’efficacia nell’interazione con i contestatori, il successo dei post autoironici, nonché l’impatto con le piazze e il passaggio da leader dell’opposizione a premier, con la trasformazione degli «Appunti» nella formula «Chiamate Giorgia».
E ancora il rilancio dei meme nati per ridicolizzare l’esponente di Fdi e trasformati in punti di forza, prima fra tutte la clip «Io sono Giorgia», concepita per degradare la coerenza in caricatura e trasformata in una leva di rafforzamento della sua identità.
Interessante è il racconto della genesi di post insoliti come «Meloni Chan» e soprattutto del fenomeno del «Melodi» e del ganbaru. Il primo scaturito dall’interazione della leader italiana con il Primo ministro indiano Narendra Modi e il secondo nato con i post in stile manga con la premier giapponese Sanae Takaichi. Due episodi che hanno fornito a Giorgia Meloni una sorprendente popolarità globale.
Vincenzo Fratta

Tommaso Longobardi
Senza maschera
Guerini e Associati, pp.168